Il fascino dello sguardo


37F6440E-5563-4633-AE87-BCE5B020C13BTempi duri, tempi difficili. Le misure preventive per evitare il diffondersi della pandemia Covid-19 sars cov2, conosciuto universalmente come coronavirus , impongono di matenere distanze di sicurezza, non toccarsi, non abbracciarsi, figuriamoci baciarsi. Ci si saluta in maniera abbastanza ridicola incrociando pugni, gomiti o addirittura i piedi.
A Cuba, nonostante il ridotto numero di contagiati, almeno per ora, dato che siamo appena sotto i 500 con soli 12 morti l’appello è #QuédatEnCasa, ovvero Resta a Casa, non uscire, se non per necessità inderogabili o per andare al lavoro. I lavori ancora attivi ovviamente, perchè la maggior parte
delle imprese private come bar, ristoranti e case particulares hanno dovuto chiudere, così come molte imprese statali non indispensabili o meglio i cui servizi alla popolazione sono prorogabili. Ma la principale necessità per tutti è procurarsi cibo e prodotti di igene personale e della casa.
Chi conosce Cuba ben sa, la cosa è più facile a dirsi che a farsi, i pochi negozi e supermercati non sono
forniti di tutto quindi per far una spesa completa, cosa quasi impossibile, si devono visitare diverse
“tiendas”, sottoponendosi a lunghe ed estenuanti code, allucinanti quando il negozio in questione ha
disponibile il pollo. Si, perche il cubano è profondamente carnivoro e il pollo congelato è una delle principali fonti di proteine insieme al “mammifero nazionale” come cantava correttamente il gruppo Buena Fé. Di chi
parlo? Del cerdo, puerco o cocino, ovvero il maiale. Però trovare carne di maiale ultimamente sta
diventando difficile e soprattutto caro, almeno all’Avana. I produttori hanno aumentato i prezzi che spesso “no dan la cuenta” ai rivenditori che hanno prezzi imposti dallo stato, tanto che la maggior parte di loro ha chiuso il banco carne nei mercati, anche se alcuni continuano a vendere la carne a prezzi aumentati in luoghi più discreti. E la carne di manzo o vitello? Utopia, la seconda in 15 anni di Cuba non l’ho mai trovata, la prima quando è disponibile, viene venduta, a prezzi decisamente troppo cari per la maggior aprte dei cubani.
Chi esce deve sempre obbligatoriamente indossare il “nasobuco” ovvero la mascherina, in genere prodotta in casa con tessuti di recupero. Il non indossarla per strada è reato, punibile con una multa fino a 3.000 CUP/MN ovvero pesos cubani (circa 120 €) cifra che è “ufficialmente” il salario medio di almeno 6 mesi di lavoro. In coda ai negozi, spesso controllate e gestite da polizia o militari, si devono poi matenere distanze di sicurezza, cosa che, ad onor del vero, non siempre viene fatta.
In coda, si può restare anche ore quindi, a parte chi ha ancora qualche mega disponibile del pacchetto dati per il 3g o 4g, connessione internet tra le più care al mondo (4 GB 30$) che passa il tempo osservarvando compulsivamente lo schermo del cellulare per vedere l’ennesimo video umoristico o pseudo scientifico o i profondi post di “amici” in facebook, si guarda e ci si guarda. Io personalmente osservervando le persone cerco di immaginare la loro vita, vedo coppie insofferenti, giovane madri in ansia magari per aver lasciato i figli piccoli da soli a casa, dato che non si possono portare bambini con se quando si va per compere, persone anziane provate dal viaggio per arrivare al supermercato, una varia umanità i cui destini si uniscono per un tempo relativamernte, si spera, breve.
Il mio sguardo, spesso ricambiato, si sofferma sugli occhi di giovani donne. Occhi scuri, spesso bellissimi, con un fascino magnetico in cui non è difficile perdersi. Interessante come questa emergenza cambi valori ed interessi. Ora, mi fisso sulla piccola parte scoperta del volto, ignorando inizialmente – e non è da me – altre attrattive del corpo. Certo è che ci si può confondere osservando prima solamente gli occhi e poi il corpo, non è facile definire l’età della fanciulla. Ma non c‘è pericolo, in tempi di coronavirus è inutile e
rischioso cercare di rimorchiare, sarebbe una perdita di tempo, la paura reciproca di un possibile contagio, assai difficilmente farebbe approfondire l’incontro.
Ah, ma gli sguardi, certi sguardi …

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